Semiriade

love-the-avenger:

I feel like we don’t get enough of ruffalo as we should.

UNA giornata di sole e di festa, una folla di ragazzi tutti maschi, splendenti di giovinezza e bellezza, muscolosi, depilati, ridenti, felici, si ritrovano a Fire Island, per qualche ora di vacanza, di amicizia, gioco, amore, piacere, in piena libertà e verità, un popolo di uguali, che non deve occultarsi tra gli altri, quelli diversi da loro, essendo però loro i diversi che non possono pubblicamente essere se stessi. La comunità gay di New York, in quel giorno, in quel luogo, non deve negarsi, mascherarsi, temere diffidenza e disprezzo, ogni gesto è naturale, normale, gli abbracci, le battute, il ritrovarsi tutti insieme, l’incontrarsi senza paura, giocare, ballare, bere, fare l’amore. Eppure quel giorno dell’estate del 1981, così solare, così lieto, con quel paio di ragazzi che improvvisamente si sentono male, è tra gli inizi di una tragedia inimmaginabile e misteriosa, di una guerra politica, scientifica, sociale, umana che colpirà tutto il mondo, Italia compresa.

The normal heart , autobiografia teatrale di Larry Kramer andata in scena a New York nel 1985, in piena spaventosa epidemia di un male che allora pareva incurabile, finalmente, trent’anni dopo, è diventata un film, per la HBO, tra i produttori Brad Pitt, diretto da Ryan Murphy, grandi attori da Mark Ruffalo a Matt Boomer a Julia Roberts. Trasmesso alla televisione americana, ha ottenuto 16 nomination per i premi Emmy, ed è stato osannato dal presidente Obama. Domani in prima italiana chiude il festival del cinema di Tavolara organizzato con l’associazione “Gli argonauti” da Piera Detassis, direttore del mensile Ciak.

In settembre verrà trasmesso su Sky.

Ruffalo, dalla bella faccia malinconica e furibonda, rappresenta benissimo l’autore, quel Kramer, fondatore del Gay Men’s Health Crisis, con cui tentò di sensibilizzare il mondo politico, il sindaco di New York Koch (lui stesso, forse, gay) che non voleva sapere di stanziare denaro né per la ricerca né per ricoverare i malati, ma anche gli stessi gay che rifiutavano di credere che il male mortale si trasmettesse per via sessuale. Quando la dottoressa Emma Brookner (Julia Roberts, molto brava) sulla carrozzella per essere stata vittima di un’altra epidemia questa volta degli anni 50, la poliomielite, esorta i gay a una temporanea astinenza, non le si vuole credere: la promiscuità, dicono, è (era) la vita per gli omosessuali. La scienza si dibatte nei dubbi e intanto i ragazzi si coprono delle macchie di Kaposi, perdono le forze, si spengono tra dolori allucinanti: nel 1981 di questa inarrestabile infezione ne moriranno, a New York, 159, dieci anni dopo i morti tra i 25 e i 44 anni saranno negli Usa 234.000, nel mondo milioni: il cancro dei gay, la peste omosessuale, una punizione di Dio contro l’abominio, sino a quando cominceranno a morire anche le donne e soprattutto chi si buca.

Ma tutto questo avverrà dopo, il film è chiuso in quei primissimi anni di disperazione gay e ricorda in scene veloci, il rifiuto dei parenti, gli ospedali che non vogliono ricoverarli, i medici che non vogliono toccarli, il progredire inesorabile e veloce del male, i morti, che vengono chiusi nei sacchetti della spazzatura. Le prime notizie sul male sconosciuto uscirono sul New York Times nel luglio del 1981, la comunità scientifica non sapeva come comportarsi, la politica pure. Solo nel 1987 il presidente Reagan si decise a riconoscere la drammatica epidemia, che ormai aveva un nome medico, Hiv/Aids. Il film è pieno di dolore, terrore, amore: è serio e romantico, lucido e duro, evitando la commozione facile: se un ragazzo si ammala, il compagno lo lascia, oppure aspetta di morire con lui, non amarsi è impossibile e anche Ruffalo si innamora del bel giornalista dagli occhi azzurri, Matt Boomer (nella vita sposato con un uomo e genitore di tre figli), sieropositivo, che va verso la morte diventando spettrale, mai abbandonato dal compagno sino alla fine.

The normal heart è un bel film che racconta l’inizio di una storia crudele, che non è finita (nell’Africa subsahariana l’Aids è la prima causa di morte), ma che ormai, pur continuando a infettare le persone, viene curata ed è sotto controllo. I gay fanno ancora infuriare il pioniere Kramer, che ha 78 anni, perché tanti evitano ancora il profilattico e fanno uso di farmaci che li proteggono dall’Hiv ma sono pericolosissimi. Comunque la promiscuità si è forse perduta nella tragedia del passato, e i gay hanno imparato a difendersi facendo coppia fissa, mettendo su famiglia, sposandosi e adottando piccini. The normal heart è un film su un periodo del passato, su anni storici e lontani. Il presente può ricordarlo con una specie di nostalgia macabra, con film come Lo sconosciuto del lago , premiato a Cannes, che è un inno alla più sfacciata promiscuità gay tra sconosciuti: ma se qualcuno di quei bei giovani sempre nudi e in piena attività erotica muore, non è per l’Aids, ma perché tra di loro c’è un assassino. [repubblica.it]


Uranium, radium, radon, polonium, thorium - dangerous radioactive releases from drilling and fracking threaten our water and the air we breathe in our homes.This is the fifth daily graphic of fifteen featuring the science in the new Compendium from Concerned Health Professionals of NY: http://concernedhealthny.org/compendium/ 

Uranium, radium, radon, polonium, thorium - dangerous radioactive releases from drilling and fracking threaten our water and the air we breathe in our homes.

This is the fifth daily graphic of fifteen featuring the science in the new Compendium from Concerned Health Professionals of NY: http://concernedhealthny.org/compendium/ 

fangirlofmarvel:

Two words: Science  Bros. 

marvelcastsource:

I’d much rather die on camera, than do a sex scene.
- Mark Ruffalo *